
ÉQUIPE MISSIONE EMMAUS INTERNATIONAL
don Sergio Carettoni

Se ogni viaggio parte da un sogno, un sogno condiviso diventa esperienza di autentica fraternità.
Curriculum
Il 14 agosto 2024 fondo Missione Emmaus International con l’intento di dare maggiore slancio spirituale alle proposte di accompagnamento già in atto nella Chiesa, affinché il rinnovamento della prassi pastorale sia una rinascita in Cristo delle persone e delle comunità.
Oltre a diverse esperienze di docenza e di ministero in parrocchia, da anni sono impegnato nello studio e nella messa in opera degli itinerari di rinnovamento della azione pastorale della Chiesa, dell’accompagnamento spirituale delle persone e della formazione alle nuove ministerialità laicali, del diaconato permanente e del coaching e counseling pastorale.
Attualmente, nella Diocesi di Lugano svolgo il servizio pastorale di Delegato episcopale per il Diaconato Permanente e per i Ministeri laicali; di Coordinatore del Progetto diocesano delle Zone Reti Pastorali e Reti Pastorali di Settore; di Coordinatore della Equipè Diocesana Zone Reti Pastorali e Sinodalità; di Consulente ecclesiastico nell’Unione Cristiana Imprenditori Ticinesi e di Assistente spirituale dell’Unione Femminile Cattolica Ticinese.
In rappresentanza della Diocesi di Lugano sono membro della Commissione per la Sinodalità della Conferenza dei Vescovi Svizzeri.
Dal 1989 Giornalista pubblicista, svolgo attività editoriale e curo personalmente il mio blog.
Le motivazioni
Quando mi muovo dentro il M.E.I. non sto aggiungendo un impegno, ma tornando alla sorgente dove il Vangelo era fuoco e compagnia. Non mi interessa una Chiesa ridotta a istituzione da riformare con strumenti tecnici: cerco il volto vivo di Cristo nelle relazioni quotidiane. Per questo ascoltare, accompagnare e sostenere chi cammina accanto a me diventa la strada maestra.
Sono convinto che le comunità cristiane possano rinascere, se qualcuno ha il coraggio della prima mossa verso Dio e verso i fratelli. Lo Spirito parla ancora, dentro i volti concreti, nelle parole lente, nelle ferite mostrate senza paura. La trasformazione non concede scorciatoie: esige tempo, pazienza e quella fedeltà che i nostri padri e madri nella fede hanno custodito come sacra.
Entro ogni giorno con stupore in un cammino umano e spirituale, dove si lavora sul cuore più che sulle apparenze. Cammino come a Emmaus: passo dopo passo, scaldato dall’Invisibile che si rivela nella compagnia. Il M.E.I. mi motiva perché desidero rinascere e aiutare altri a farlo insieme, non per cambiare il mondo da soli, ma per ripararlo, un legame alla volta.
Le sfide
C’è il rischio di ridurre la pastorale a gestione di progetti, come se la Chiesa fosse un’azienda: il M.E.I. rifiuta questo tecnicismo e sceglie di scendere in profondità, là dove le relazioni reali chiedono guarigione e passaggi pasquali.
La frammentazione delle comunità è un’altra sfida: persone isolate, chiuse nelle proprie idee, timorose della collaborazione. E poi c’è il problema del tempo: gli eventi non bastano, serve continuità, pazienza e accompagnamento.
Per questo il M.E.I. si propone come cammino più che evento, compagnia più che restauro, fuoco più che riorganizzazione.